Mario Monti ci pensa su

di Luca Riposati

«I suoi abitanti sono, come disse uno una volta, ‘Bagasce, ruffiani, giocatori e figli di mala femmina’, e intendeva dire: tutti quanti. Se costui avesse guardato attraverso uno spiraglio avrebbe potuto dire: ‘Santi e angeli e martiri e uomini di Dio’, e il significato sarebbe stato lo stesso».

Così disse John Steinbeck nel suo Vicolo Cannery degli abitanti di Monterey in California. Ma per dirla in franchezza senza infischiarsene, lo stesso mi vien da scrivere sul Governo Monti.
Un ventennio scellerato di non-politiche liberiste di Mr. Berlusconi ci hanno portato sull’orlo della catastrofe. E dunque arriva Monti, che ci spalma i problemi. Libero dal ricatto elettorale, può prendere tutte le decisioni dolorose necessarie a rimettere in sesto il Paese. Non fa una piega. Il team di Monti ha mano libera, e farà quel che è necessario, ad libitum o piangendo, poco importa. Oppure, guardando da un altro buco.

Il Governo Monti è stato imposto da entità terze al popolo italiano. Chiamatele Comunità Europea, Banche, Grande Finanza Internazionale, come vi pare. Ma è stato un atto di violenza politica. Se Monti non avesse sostituito un insopportabile tiranno, ma semplicemente un primo ministro socialdemocratico reo di proseguire politiche di welfare, saremmo stati costretti a scendere in strada armati. È un fatto. E questo prescinde dalla bontà o meno delle ricette di Monti.

È in atto, a livello globale, una manovra di accerchiamento da parte della finanza internazionale nei confronti di quello che rimane delle nazioni come le conosciamo. Lo scopo è semplice: deviare il flusso dei soldi generato dai cittadini dalle casse dello stato, a quelle di grandi imprese internazionali con interessi trasversali nel campo dei servizi e del terziario (formerly known as banche d’affari e multinazionali). Nessuno ci vuole in catene: vogliono i nostri soldi. Per fare un esempio chiaro: è stato deciso che i nostri contributi pensionistici non dovranno finire nei grigi conti statali dell’INPS, ma in fondi di investimento privato, this is the american way. Per quanto mi riguarda Monti (il suo curriculum e quello dei suoi ministri parla in modo lampante di chiare connivenze) sta semplicemente assecondando questo disegno. È la scuola economica neoclassica, disegni di origine austriaca: il rifiorire delle elité sulle spalle dell’economia regolare, senza interlocuzione democratica. Un assolutismo illuminato.

Molte persone, deluse (eufemismo) da una classe politica mediocre, hanno avuto piacere a riporre fiducia in questa squadra di tecnici. È un antico misunderstanding occidentale, questa fiducia nella tecnica, nei tecnocrati. Qualsiasi ragioniere è in grado di attuare tagli, è semplice algebra, meno di qua, meno di la. Ma queste scelte sono gravi e hanno un impatto feroce e determinante sulla società attuale, e su quella che verrà. Maggiore flessibilità nel mondo del lavoro, vuol dire una società più disgregata. Più alienata. Più laica e secolarizzata. Ma proprio come le società anglosassoni, più violenta e meno solidale. Queste scelte sono della politica, dei politici, dei partiti. Perché almeno sulla carta, la politica è espressione elettorale dei diversi gruppi di interesse di una società, le classi, of course. I tecnici rispondono per certo a gruppi di interesse, grumi di potere, che non possiamo assolutamente controllare. Cosa debba diventare l’Italia, il peso di queste scelte, lo deve prendere la maggior parte degli italiani, quella percentuale di popolazione le cui idee e opinioni verranno trasformate in decisioni politiche dai vincitori delle elezioni. Sarà fragile e farraginoso ma è così che funziona, che deve funzionare, tra noi occidentali.

Ormai sono circa trecento anni che in Europa e in America ci siamo organizzati in un certo modo chiamato democrazia rappresentativa: nel parlamento, tramite le leggi e l’arte della politica, si cerca di mediare tra gli interessi economici di pochi e ricchi, di tanti molto meno ricchi e del resto di poveri. Si era capito che la spinta egoistica e centrifuga dell’economia avrebbe fatto a pezzi la società di cui essa stessa aveva bisogno per proliferare. La politica e le istituzioni, con le loro regole, per un po’ hanno tenuto a freno la naturale violenza dell’economia. Ma con il passare degli anni, le imprese private sono cresciute fino a diventare più potenti degli stati. Soprattutto hanno imparato a manomettere i meccanismi democratici che tutelavano gli interessi pubblici, quelli di tutti, fino a svuotare di significato le democrazie occidentali, come i movimenti antipolitici hanno così perfettamente sottolineato. È così che il 99% delle persone ha ricominciato ad essere controllato dal rimanente 1%. Come a inizio 800 il potere sta tornando nelle mani delle elités, a costo della sofferenze di milioni di famiglie.

Le scelte che si stanno facendo oggi devono avere un nome, un volto politico, una accountability a valle (chi è stato eletto?) e a monte (chi lo ha votato?). Scelte così importanti richiedono paternità certe, perché dopo niente sarà come prima. In Grecia c’è una guerra che sta facendo morti che non rimangono immobili sul marciapiede. In Grecia. Come in Grecia, qui, in Italia, no.

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