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	<title>Il Bureau</title>
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	<description>Dall&#039;Italia in poi</description>
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		<title>Capaci 1992: la reazione di un&#8217;amante</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 09:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Viviani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Viviani Il 23 maggio del 1992 avevo 17 anni e la passione politica incendiata da Tangentopoli. Nessun altro evento se non l&#8217;uccisione di Giovanni Falcone, della moglie, della scorta, avrebbe potuto chiarire meglio a quella generazione come la mafia intendesse sé stessa come interlocutrice non negoziabile dei partiti. Quell&#8217;attentato era la dimostrazione perfetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Viviani</strong></p>
<p>Il 23 maggio del 1992 avevo 17 anni e la passione politica incendiata da Tangentopoli. Nessun altro evento se non l&#8217;uccisione di <strong>Giovanni Falcone</strong>, della moglie, della scorta, avrebbe potuto chiarire meglio a quella generazione come <strong>la mafia intendesse sé stessa come interlocutrice non negoziabile dei partiti</strong>. Quell&#8217;attentato era la dimostrazione perfetta delle conseguenze della crisi della Prima Repubblica sulla pluridecennale convivenza strutturale Stato-mafia.</p>
<p>La cupola andò in fibrillazione e i falchi approfittarono del vuoto per togliere di mezzo i servitori più bravi dello Stato, <strong>ma era il messaggio isterico di un&#8217;amante, non una dichiarazione di battaglia</strong>. Lei, la mafia, voleva i nuovi numeri di telefono, non poteva lasciare i messaggi in segreteria su quelli vecchi. Voleva riprovarci, dopotutto una convivenza di 50 anni non si butta via così.</p>
<p>Si andò avanti per un paio d&#8217;anni: Capaci, Via D&#8217;Amelio, Firenze, Milano &#8230; poi le acque si calmarono. Improvvisamente. Lo Stato ottenne qualche successo, ci consegnarono i mafiosi da mandare in pensione (è noto che il sistema della criminalità organizzata non prevede una cassa, se non per le vedove). Era iniziata una nuova stagione politica. Era il 1994.</p>
<p><strong>Non ne è ancora iniziata un&#8217;altra.</strong></p>
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		<title>Veltroni vorrebbe una sinistra. Il desiderio non è ricambiato</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 08:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Viviani</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[di Marco Viviani Walter Veltroni ieri sera chèz Fabio Fazio su Rai3 ha presentato il suo nuovo libro, La sinistra che vorrei. Nell&#8217;ennesimo cortocircuito salottiero il primo segretario del PD ha ribadito alcuni concetti &#8211; di per sé apprezzabili &#8211; che dovrebbero caratterizzare la sinistra italiana. Peccato però si sia dimenticato il più importante: la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Viviani</strong></p>
<p><strong>Walter Veltroni ieri sera chèz Fabio Fazio su Rai3</strong> ha presentato il suo nuovo libro, <strong><em>La sinistra che vorrei</em></strong>. Nell&#8217;ennesimo cortocircuito salottiero il primo segretario del PD ha ribadito alcuni concetti &#8211; di per sé apprezzabili &#8211; che dovrebbero caratterizzare la sinistra italiana. Peccato però si sia dimenticato il più importante: la sinistra italiana che ci vuole è quella dove non è Veltroni a spiegarcela.</p>
<p>La sinistra che vorrei è quella dove i <strong>duellanti Veltroni e D&#8217;Alema avessero finalmente concluso la loro sfida lunga un quarto di secolo</strong>, come nel meraviglioso film di Ridley Scott, e si fossero già ammazzati l&#8217;un l&#8217;altro. Il primo, che vede il partito con gli occhi della società, incapace di una strategia, il secondo che vede la società con gli occhi del partito, e muore sempre di tattica. Li vorrei entrambi morti sul campo, trafitti da un raggio di sole. Dell&#8217;avvenire.</p>
<p>La sinistra è morente a causa loro. Non esclusiva, certo, ma determinante. <strong>E vedere Veltroni scrivere un altro libro con le solite citazioni kennediane, costruire ponti dove non ci sono fiumi (cit. Chruščëv), aprire la strada a Renzi</strong> (il quale ha tutta la nostra solidarietà, le mani per toccarsi gli zebedei ce le ha) lascia quel minimo di sconcerto di cui siamo ancora capaci.</p>
<p>Veltroni ha ribadito con forza, tanto per assicurarci di essere proprio lui, ancora lui, distruggendo le nostre speranze, i concetti che stanno alla base della fibrillazione del centrosinistra: la <strong>confusione tra ruolo partitico e premiership</strong>, una follia totale che in nome di una versione delle primarie da Zecchino d&#8217;Oro ha indebolito il tesseramento e il rapporto tra basi locali e direzione nazionale; la <strong>vocazione maggioritaria</strong> che ha messo fuori gioco l&#8217;ala sinistra dando la stura agli impulsi extraparlamentari captati in seguito dal M5S.</p>
<p>Ci sono molti modi negativi di fare politica, ma ce n&#8217;è uno, forse, che è il peggiore di tutti: <strong>parlare di cambiamento e lasciare sé stessi come ultimi</strong>.</p>
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		<title>Andreotti: lui è quello di mezzo</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 09:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Viviani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Viviani Per spiegare l&#8217;impressionante coerenza autodistruttiva degli italiani si possono sprecare moltissime parole. Di recente, anche il bravo Gian Antonio Stella ha elencato tutti gli scandali politico-economici dell&#8217;Italia post unitaria a partire dalla Regìa Tabacchi (1869) fino al Monte dei Paschi. L&#8217;inventore dell&#8217;espressione &#8220;casta dei politici&#8221; se ne va in giro con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Viviani</strong></p>
<p>Per spiegare l&#8217;impressionante coerenza autodistruttiva degli italiani si possono sprecare moltissime parole. Di recente, anche il bravo <strong>Gian Antonio Stella</strong> ha elencato tutti gli scandali politico-economici dell&#8217;Italia post unitaria a partire dalla Regìa Tabacchi (1869) fino al Monte dei Paschi. L&#8217;inventore dell&#8217;espressione &#8220;casta dei politici&#8221; se ne va in giro con un portatile a proiettare una infinità di slide in una commovente e nobile operazione di divulgazione storica, concludendo un po&#8217; alla Montanelli: è colpa del nostro cattolicesimo se non abbiamo una coscienza, perché siamo stati allevati a demandarla e a pensare che con ipocrisia e lecchinaggio una assoluzione non si nega a nessuno (si alzi qualcuno a dire che non c&#8217;è del vero se ha coraggio).</p>
<p>C&#8217;è però una via più veloce per riassumere l&#8217;Italia contemporanea: basterebbe selezionare da un elenco oggettivo di tutti i politici italiani degli ultimi cento anni quelli che da soli rappresentano un&#8217;epoca. Il risultato sarebbe indiscutibile. <strong>L&#8217;Italia è stata negli ultimi 90 anni tre cose: il fascismo, la Prima Repubblica e la Seconda Repubblica.</strong> Del primo ventennio l&#8217;uomo che lo simboleggia è <strong>Benito Mussolini</strong>. Dell&#8217;ultimo, <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Andreotti è quello di mezzo, quello che si noterebbe perché &#8211; contrariamente a quello che si pensa &#8211; non sarebbe affatto meno basso a confronto degli altri due nonostante la celeberrima gobba.</p>
<p><strong>Giulio Andreotti</strong>, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/06/news/andreotti-58170336/?ref=HREA-1" target="_blank">scomparso</a> ieri all&#8217;età di 94 anni, era già politicamente morto da alcuni anni. Lui, questa politica, non la capiva più. «Sgomento», l&#8217;ha definito tra i singhiozzi il suo Cirino Pomicino. Nell&#8217;ideale copertina di un volume di storia che volesse sintetizzare gli uomini che hanno ricevuto più applausi, più voti, i più influenti della storia d&#8217;Italia, non ci sarebbero dubbi: la Trimurti (ma uno in realtà sta benone) che ha governato questo Paese in quasi cento anni è composta solo da tre persone: Mussolini, morto in fuga e appeso a un distributore, Andreotti, morto nel sonno e nella quiete all&#8217;età quasi centenario e volatilizzato in un commentarium giornalistico in cui il termine più utilizzato è <em>mistero</em> (anche da parte di persone che l&#8217;hanno conosciuto e frequentato per mezzo secolo) e in  ultimo da Silvio Berlusconi. Basterebbero loro tre per dire tutto dell&#8217;Italia. E pochissimo su come sia possibile che un&#8217;Italia esista ancora.</p>
<p>Stando così le cose, se il karma è davvero in miglioramento per il mostro di turno che ci scegliamo e in peggioramento per noi che abbiamo avuto la faccia tosta di sceglierlo in qualità di popolo, l&#8217;attuale golden share di Berlusconi non è sul governo Letta, ma su qualcosa che non oso immaginare.</p>
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		<title>Masterchef: un pizzico di nonnismo e qualche goccia di sangue</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 09:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Morelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Roberto Morelli Parlando di &#8220;italiotizzazione&#8221; di un format a breve inizierà la terza stagione di Masterchef. Masterchef Italia, s&#8217;intende. Niente, in questo Paese non ce la possiamo proprio fare: che si tratti di ballo, canto o cucina, che sia un programma importato dall&#8217;estero o nostrano, c&#8217;è sempre quella pazza voglia di seppellire il telespettatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Roberto Morelli</strong></p>
<p><strong>Parlando di &#8220;italiotizzazione&#8221;</strong> di un format a breve inizierà la terza stagione di Masterchef. Masterchef Italia, s&#8217;intende. Niente, in questo Paese non ce la possiamo proprio fare: che si tratti di ballo, canto o cucina, che sia un programma importato dall&#8217;estero o nostrano, <strong>c&#8217;è sempre quella pazza voglia di seppellire il telespettatore sotto una coltre di nonnismo</strong>, saccenza e completa mancanza di rispetto per il prossimo.</p>
<p><strong>La cosa</strong> balza ancor di più all&#8217;occhio per chi &#8211; come il sottoscritto -<strong> ha iniziato con la versione americana</strong>. È incredibile e grottesco che nel 2013 <strong>l&#8217;archetipo televisivo del rapporto gerarchico fra due persone</strong> (lo chef stellato che insegna al novellino) <strong>sia ancora un pastrocchio provincialotto che va dal <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Td-XVgZWGXQ" target="_blank">colonnello Hartman</a> al <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7MDY-8DVqjs" target="_blank">Marchese del Grillo</a> passando per il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zoAwgB2hDl4" target="_blank">megadirettore galattico</a> di fantozziana memoria</strong>. Chef negli Stati Uniti, chef-attori-aguzzini-quantosiamosexy nella versione italiana. Maestri che valutano con severità gli allievi oltreoceano lasciano il posto, in Italia, a un trittico di sergenti che godono nel vedere la recluta di turno umiliata davanti al resto del plotone.</p>
<p><strong>Barbieri</strong>, l&#8217;omologo italiano di Ramsay, <strong>e le sue assurde (e irrealistiche) pretese</strong>. <strong>Cracco, che ripete all&#8217;infinito lo stesso stucchevole sguardo simil-sexy-languido godendo fieramente della sua stessa macchietta.</strong> Nel caso di <strong>Bastianich poi l&#8217;effetto è straniante: passato l&#8217;Oceano si assiste a un vero e proprio cambio di personalità.</strong> Tanto cauto nei modi, equilibrato e raramente sopra le righe nella versione americana (vedergli buttare per aria qualcosa è raro), quanto maleducato e puntualmente <a href="http://www.youtube.com/watch?v=u0SJJZ4Xc1M" target="_blank">fuori luogo</a> nel Masterchef nostrano. Superfluo dire che qui c&#8217;è lo zampino degli autori del programma e la complicità degli &#8220;attori&#8221; (concorrenti e giudici) dello show.</p>
<p><strong>Ogni prodotto</strong> <strong>va adattato al mercato a cui è destinato</strong> e proprio l&#8217;osservare come è stato snaturato il format americano per venire incontro ai telespettatori dello Stivale è davvero un&#8217;esperienza sconfortante. Come siamo passati dalla dolcezza della Sora Lella e della <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lvGPYwAT1Q0" target="_blank">sua trippa</a> a nutrirci dell&#8217;umiliazione e della <a href="https://www.youtube.com/watch?v=aqiAk8mDz8s" target="_blank">prostrazione</a> di una persona? Davvero non lo so, ma mi fa una gran tristezza. L&#8217;ennesima riproposizione in salsa moderna e borghese (quindi interiormente accettabile) di un&#8217;esecuzione sulla pubblica piazza: tutti lì, col telecomando in mano, a guardare il condannato che si trascina sul patibolo; la bava alla bocca non c&#8217;entra nulla col cibo. Uno spettacolo così non poteva che essere <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2013/02/21/Tiziana-Stefanelli-vince-Masterchef_8290540.html" target="_blank">un successo</a>, c&#8217;avrei scommesso il braccio destro.</p>
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		<title>Primo maggio: preservativi, braghe e altre cose immorali</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 12:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il Bureau</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Parasecolo Ieri al concerto del primo maggio si sono esibiti i Management del Dolore Post Operatorio. Il cantante ha esposto un condom come fosse un&#8217;ostia. Poi pare abbia mostrato l&#8217;immostrabile al pubblico. Ma era 0ltre che fuori dalle mutande, anche fuori onda, quindi le bacchettate sono arrivate solo per la storia dell&#8217;ostia. &#160; &#160; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Valentina Parasecolo</strong></p>
<p><em>Ieri al concerto del primo maggio si sono esibiti i <strong>Management del Dolore Post Operatorio</strong>. Il cantante ha esposto un <strong>condom come fosse un&#8217;ostia</strong>. Poi pare abbia <strong>mostrato l&#8217;immostrabile al pubblico.</strong> Ma era 0ltre che fuori dalle mutande, anche fuori onda, quindi le bacchettate sono arrivate solo per la storia dell&#8217;ostia.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://ilbureau.com/primo-maggio-preservativi-braghe-e-altre-cose-immorali/"><img src="http://img.youtube.com/vi/1tqKfr6_tgo/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di questa faccenda non dovrei parlare troppo per ovvie ragioni.<br />
Non dovrei parlare della <strong>qualità dell&#8217;esibizione</strong>: per questo ci sarebbero autori ben più credibili come <a href="http://ilbureau.com/author/bobi/" target="_blank">Bobi Raspati</a>.</p>
<p>E neanche di aspetti secondari. Come la scelta della chierica alla <strong>Christian Slater</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ilbureau.com/primo-maggio-preservativi-braghe-e-altre-cose-immorali/nameoftheroseslater-2/" rel="attachment wp-att-5502"><img class="aligncenter  wp-image-5502" title="NameoftheRoseSlater" src="http://ilbureau.com/wp-content/uploads/2013/05/NameoftheRoseSlater1.jpg" alt="" width="440" height="320" /></a></p>
<p>O i pantaloni usciti da una battaglia di <strong>Paolo Uccello</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ilbureau.com/primo-maggio-preservativi-braghe-e-altre-cose-immorali/paolo_uccello_-_battaglia_di_san_romano_-_google_art_project-2/" rel="attachment wp-att-5501"><img class="aligncenter  wp-image-5501" title="Paolo_Uccello_-_Battaglia_di_San_Romano_-_Google_Art_Project" src="http://ilbureau.com/wp-content/uploads/2013/05/Paolo_Uccello_-_Battaglia_di_San_Romano_-_Google_Art_Project1.jpg" alt="" width="565" height="329" /></a></p>
<p>O le <strong>ormai ampiamente derise dimensioni della faccenda</strong>.</p>
<p><a href="http://ilbureau.com/primo-maggio-preservativi-braghe-e-altre-cose-immorali/941304_338080689628074_977513906_n/" rel="attachment wp-att-5498"><img class="aligncenter size-full wp-image-5498" title="941304_338080689628074_977513906_n" src="http://ilbureau.com/wp-content/uploads/2013/05/941304_338080689628074_977513906_n.jpg" alt="" width="450" height="600" /></a></p>
<p>Mi soffermo sulle reazioni. <strong>Marco Godano</strong>, patron del concertone, ha dichiarato: &#8220;Mi dissocio duramente per la violenza e la scorrettezza che perseguiremo anche per vie legali&#8221;. Su <a href="http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/primo-maggio-condom-come-ostia-al-concertone-e-polemica/127096/125598" target="_blank">Repubblica</a> si sono moltiplicati i commenti dei lettori a sostegno del gruppo. &#8220;Gesto perfetto&#8221;. &#8220;Basta con i moralismi&#8221;. &#8220;Un atto coraggioso&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La verità è che Godano ha ragione a palate. Solo per motivi diversi da quelli che dichiara.<br />
Il siparietto è stato moralmente riprovevole perché è <strong>disonesto il conformismo pigro e furbetto di un gesto simile</strong>, verso una platea che trova &#8220;perfetto&#8221; e &#8220;coraggioso&#8221;<strong> fare il verso ai sacramenti nel 2013</strong> o  tirarsi giù i pantaloni come faceva <strong>Jim Morrison 40 anni fa</strong>.</p>
<p>Se il rock è morto, ieri è andata in scena la sua <strong>ennesima litania funebre nel Paese delle idee mai nate, o più che sepolte</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contrappunto &#8211; che ne sarà di noi?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 10:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il Bureau</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Paolo Costa Oggi Napolitano affida l’incarico al Presidente del Consiglio. Sceglie Enrico Letta. A sostenere l’ipotetico governo: PD, PDL, Scelta Civica. Ma come? Ma il PD non aveva deciso “nessun accordo col PDL”? Che fine faranno le belle intenzioni sulla legge elettorale, il conflitto d’interesse, la riforma fiscale? Fino a pochi giorni fa’ la linea era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Costa</strong></p>
<p>Oggi Napolitano affida <strong>l’incarico al Presidente del Consiglio</strong>. Sceglie Enrico Letta.</p>
<p>A sostenere l’ipotetico governo: PD, PDL, Scelta Civica. Ma come? Ma il PD non aveva deciso <strong>“nessun accordo col PDL”</strong>? Che fine faranno le belle intenzioni sulla legge elettorale, il conflitto d’interesse, la riforma fiscale?</p>
<p>Fino a pochi giorni fa’ la linea era quella opposta, tutti lo ricordiamo. Poi il tentativo fallito di Bersani, il lavorio sotterraneo di chi da sempre sosteneva la necessità di un dialogo con Berlusconi. E in rapida successione: Franco Marini, bruciato, Prodi, bruciato, Rodotà, bruciato, Napolitano, richiamato.</p>
<p>E adesso? Un bel governo politico, misto, abitato e sostenuto da tre forze politiche tra loro antitetiche, accomunate dall’unico interesse di non tornare alle urne. Il risultato? S<strong>empre maggiore disillusione, domanda politica insoddisfatta, ulteriore scollamento tra cittadini e classe politica</strong>. Non esattamente ciò che ci aspettavamo tutti quando siamo andati a votare, quel maledetto 25-26 febbraio 2013.</p>
<p>L’unica conclusione che possiamo trarre di questo periodo è la seguente. Tutto cambierà per l’ennesima volta, la stabilità di cui avremmo tanto bisogno, non verrà neanche stavolta conquistata. <strong>Una costante in questo casino ignobile però c’è:</strong> l’incapacità di ascoltare e interpretare le richieste dell’elettorato. Con <strong>grande amarezza</strong>, anche da parte di chi si era dichiarato portatore di un cambiamento radicale. Viene spontaneo chiedersi: che ne sarà di noi e della nostra democrazia?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mito dei dati</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 08:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il Bureau</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tommaso Matano  Mitologie urbane è un osservatorio sugli schemi narrativi che organizzano la nostra esistenza, e in particolare sui “racconti sociali” che attraversano lo spazio della città.   “Nel gergo tecnico l’espressione ‘il dato’ porta con sé un impegno teorico sostanziale ed è perfettamente possibile negare vi siano ‘dati’ o che qualcosa sia ‘dato’, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Tommaso Matano</strong></p>
<p><em> </em><em>Mitologie urbane è un osservatorio sugli schemi narrativi che organizzano la nostra esistenza, e in particolare sui “racconti sociali” che attraversano lo spazio della città.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: right;" align="right">“Nel gergo tecnico l’espressione ‘il dato’ porta con sé un impegno teorico sostanziale ed è perfettamente possibile negare vi siano ‘dati’ o che qualcosa sia ‘dato’, in questa accezione, senza con ciò cadere in contraddizione.”</p>
<p style="text-align: right;" align="right">Wilfrid Sellars, <em>Empirismo e filosofia della mente</em></p>
<p align="right"><em> </em></p>
<p>Si consideri il seguente sondaggio: <strong>“Lei mente alle domande dei sondaggi?”.</strong></p>
<p>Indipendentemente dalle risposte degli intervistati, si intrasentirebbe l’eco del celebre paradosso di Epimenide: per la proposizione “Sto dicendo il falso” è logicamente impossibile (secondo la logica binaria) stabilire se sia vera o falsa.</p>
<p>Immaginiamo che dopo aver letto le risposte degli intervistati alla prima domanda, ci chiedessero: “Lei ha fiducia nei sondaggi?”. A questo punto ci risulterebbe difficile rispondere con serenità.</p>
<p>L’autorità dei sondaggi sembra garantita, nella percezione comune, dal fatto che essi forniscono dati.</p>
<p><strong>Nell’economia delle attività umane i dati rappresentano elementi certi della conoscenza</strong>.<br />
Espressi perlopiù da numeri, i dati parlano la lingua di quelle che Galilei e Locke chiamavano <em>le qualità primarie</em> degli oggetti.<br />
Commensurabili, oggettivi, condivisibili, i dati fondano i nostri sistemi di conoscenza.<br />
La scienza e la filosofia non si sono arrese di fronte all’efficace paradigma della matematizzazione della natura, e hanno cercato di scavare in profondità nella presunta certezza dei dati.<br />
Nonostante le varie <em>crisi delle scienze</em>, gli anarchismi epistemologici, e i dibattiti analitici sullo statuto della conoscenza, il senso comune sembra non poter fare a meno della rassicurante forza dei numeri.<br />
Strumento di persuasione per eccellenza, i dati fanno presa sulle persone in virtù della loro inattaccabilità. Mentre il pensiero scientifico e filosofico si avvitano nelle più complesse disamine della nozione di <em>fatto</em>, di <em>certezza</em>, di <em>esattezza</em>, la società mastica fino al mal di denti le più svariate insalate di numeri e statistiche.<br />
Non derivati da altro che dall’indagine che li ottiene, i dati ci vengono donati dall’alto, offerti alla nostra conoscenza come innegabili verità.<br />
<strong>Secondo la banale dicotomia che alimenta il dibattito odierno, per cui esisterebbero da un lato i fatti, e dall’altro le opinioni, i dati sembrerebbero essere la cifra dell’inconfutabilità.</strong><br />
Le cose stanno proprio così?<br />
Un classico dei talk show politici è il momento in cui qualcuno, rivolgendosi a un interlocutore,  pronuncia la fatidica frase: “Io non so dove ha preso questi dati” (espressione che peraltro ne inficia la validità preservandone l’oggettività).<br />
Negando ciò che è convocato nel discorso proprio in virtù della sua innegabilità, la discussione si ritorce in una spirale contraddittoria. Chiamati in causa solo per corroborare le proprie tesi, nei dibattiti i dati si relativizzano, assumono un significato che li deoggettivizza per affidarli al senso più generale dell’argomentazione in cui vengono inseriti. Decontestualizzati, annunciati profeticamente, spesso senza fonte, come sommario strumento d’autorità, i dati servono a rendere il discorso immediatamente comprensibile.<br />
Mentre reclamano l’autotrasparenza tipica dei fatti, i dati si ammantano della veste dell’opinione.</p>
<p><strong>Il caso dei sondaggi è il più eclatante perché i sondaggi offrono informazioni in merito alle credenze e alle intenzioni degli intervistati.</strong> I sondaggi sfornano numeri, ma sono numeri che riguardano le opinioni delle persone. Essi non fanno presa grazie a un appurato valore epistemologico, bensì perché <em>non si può negare</em> che ci diano informazioni in linea di massima attendibili. Anche quando i dati dei sondaggi vengono sconfessati dalla realtà, la loro autorità resta comunque in qualche modo intatta.<br />
Il punto è che i sondaggi richiedono una metodologia piuttosto precisa per ottenere un grado accettabile di aderenza alla realtà.<br />
Essi dovrebbero essere, a rigore, complessi strumenti maneggiati da esperti che sfornano risultati abbastanza fallibili.<br />
Invece oggi i sondaggi, oggetto di continue contestazioni, sfornano risultati “di parte”, percepibili secondo un’alternativa radicale: o ineffabili e rappresentativi della realtà o manipolati per motivi politici.<br />
Di quali dati possiamo allora fidarci, cosa è scienza e cosa propaganda in quei numeri che ogni giorno leggiamo e ascoltiamo? Ma soprattutto, se esiste un tale grado di confusione e mistificazione dei dati, perché non riusciamo a farne a meno?</p>
<p><strong>“Sulla proposizione matematica è stato impresso il marchio dell’incontestabilità”, scriveva Wittgenstein.</strong><br />
La logica del dato nell’immediatezza e nella velocità della discussione contemporanea funziona in virtù della sua intuitività, ma fa presa sull’uditorio soltanto grazie ad una comparazione, ad un raffronto, cioè solo rendendo il nudo dato comprensibile. I dati devono essere formalizzati in rapporto ad altri momenti storici o ad altri luoghi geografici, altrimenti rischiano di perdere la propria sensatezza. Non solo, la sovrapproduzione di dati cui si assiste oggi ottiene l’effetto di mistificarne il valore chiarificatore, confondendo ad esempio gli ordini di grandezza.<br />
I dati sono chiamati a corroborare l’autorevolezza della propria tesi perché danno l’impressione che chi li pronuncia sia padrone dell’argomento.<br />
Se sai i numeri, hai studiato. Come a scuola, con le date all’interrogazione di storia.<br />
Poiché questa istanza si coniuga con un diffuso sentimento di anti-intellettualismo e con il rifiuto delle autorità in virtù del livellamento dell’importanza delle opinioni (“uno vale uno”), l’effetto è che tutti possono avere accesso ai numeri e ognuno può dire i suoi. In realtà i dati richiederebbero una complessa disamina per essere colti nel proprio reale valore, disamina che, come si intuisce facilmente, i tempi e il livello del dibattito odierno non consentono.<br />
Il miscuglio esplosivo di queste tendenze contrastanti tra loro, cioè l’autorevolezza dei dati in quanto oggetti di scienza e la faziosità dei dati in quanto frutto di opinioni di pari valore, crea un garbuglio in cui nessuno capisce niente, ognuno si fida solo delle sue fonti e la comunicazione si interrompe.<br />
<strong>Lo strumento che massimamente si presta alla dimensione intersoggettiva della condivisione, il numero, finisce per mandare in corto circuito il canale comunicativo.</strong></p>
<p>La <em>folk psychology </em>non può fare a meno dei dati perché questi ci riconciliano con la realtà, con un’idea sorpassata ma rassicurante di conoscenza: esiste uno strumento certo e diretto che ci connette con gli oggetti e i fenomeni del mondo che stanno tutto intorno a noi.<br />
I dati ci offrono certezze.<br />
Assiomatici, conclusivi, puntuali, i dati offrono risposte, non punti di vista. È per questo che ci piacciono.<br />
Eppure esiste oggi un diffuso sentimento di diffidenza nei confronti di ciò che è “dato”, una tendenza a mettere tutto in discussione, per fare un passo indietro, ritornare all’originaria verità occultata dalle strutture che hanno dominato fino a oggi. Ci si aspetterebbe da questo atteggiamento decostruzionista un invito a rinunciare ai numeri, a denunciarne la manovrabilità, l’inattendibilità.<br />
Ciò non avviene. Si dice che i dati sono sbagliati opponendo altri dati, non sollevando dubbi sulla sensatezza del ricorso al dato in sé.</p>
<p><strong>Alla certezza non si può rinunciare.</strong></p>
<p>Come esser certi che queste con cui digito lettere sulla tastiera siano le mie mani, come esser certi che il sole domattina sorgerà o come esser certi che quella qui sotto sia l’immagine di un’anatra.</p>
<p><a href="http://ilbureau.com/il-mito-dei-dati/anatralepre-3/" rel="attachment wp-att-5458"><img class="aligncenter size-full wp-image-5458" title="Anatralepre" src="http://ilbureau.com/wp-content/uploads/2013/04/Anatralepre2.png" alt="" width="289" height="196" /></a></p>
<p>Anche se forse si tratta di una lepre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’immagine pluristabile anatra-coniglio compare in <em>Fact and Fable in Psychology </em>di Joseph Jastrow ma è Ludwig Wittgenstein a renderla celebre con le <em>Ricerche filosofiche.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Zucchero invisibile &#8211; infografica</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 10:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il Bureau</dc:creator>
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		<title>I signori che il Pd conosce bene</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 10:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il Bureau</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Parasecolo &#8220;Nessuno mi ha mai chiamato, eppure sono un signore che conoscono bene&#8220;, dice Rodotà davanti al silenzio di un partito che non ha cercato con lui un contatto dovuto. In tutta questa vicenda, avvilente per tanti che nel Pd avevano trovato forse l&#8217;ultimo baluardo di resistenza a populismi rozzi e rantoli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Valentina Parasecolo</strong></p>
<p><a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/312048" target="_blank">&#8220;Nessuno mi ha mai chiamato, eppure sono <strong>un signore che conoscono bene</strong>&#8220;</a>, dice Rodotà davanti al silenzio di un partito che non ha cercato con lui un contatto dovuto.<em><br />
</em>In tutta questa vicenda, avvilente per tanti che nel Pd avevano trovato forse l&#8217;<strong>ultimo baluardo di resistenza</strong> a populismi rozzi e rantoli di una democrazia a pezzi, mi addolora pensare <strong>a chi somiglia tanto a quel Rodotà</strong>, a chi ne resta più ferito.</p>
<p>Parlo di quei <strong>militanti</strong>, che in questi anni hanno creduto nella bontà di un progetto dall&#8217;identità sempre in divenire, sostenendo il partito con un <strong>lavoro onesto e faticoso.</strong> Quei militanti che hanno vissuto le (proprie) batoste e i successi (altrui), mostrando spesso il carattere che mancava ai propri dirigenti. Gli stessi che talvolta non hanno neanche Facebook, che non sperimentano il rischio di subirne isterismi e mode; gli stessi che<strong> da giorni chiedono di essere ascoltati</strong>.</p>
<p>Loro, <strong>i signori che il Pd conosce bene, </strong>si sentono ora non solo traditi, ma privati di una narrazione di cui sono stati i<strong> protagonisti migliori.<br />
</strong>Non meritavano che &#8211; con una chiamata, una messaggio, insomma una risposta chiara &#8211; fosse onorata la loro lealtà?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Quirinale non è un award</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 12:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Viviani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Viviani And the winner is &#8230; La prima edizione del Quirinale Award, premio al personaggio più cool dell&#8217;anno secondo i criteri di poche decine di migliaia di italiani che hanno avuto la freddezza di iscriversi al blog di Grillo prima del 31 dicembre 2012 (come si conviene a tutti i premi seri c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Viviani</strong></p>
<p><em></em><em>And the winner is &#8230;</em> La prima edizione del Quirinale Award, premio al personaggio più <em>cool</em> dell&#8217;anno secondo i criteri di poche decine di migliaia di italiani che hanno avuto la freddezza di iscriversi al blog di Grillo prima del 31 dicembre 2012 (come si conviene a tutti i premi seri c&#8217;è una deadline per la presentazione delle candidature) ha espresso un nome che mette tutti d&#8217;accordo, in un manicomio: <strong>Milena Gabanelli</strong>.</p>
<p>La strepitosa giornalista televisiva che fa il mestiere sbagliato nel canale sbagliato &#8211; dato che il M5S odia la casta di chi fa informazione e vuole spedire sul mercato il terzo canale nel quale lavora di fatto uccidendo lo spirito stesso della sua trasmissione &#8211; ha<strong> superato la sua condizione di oggettiva debolezza di partenza grazie alla sua credibilità</strong>. Il fatto che questa credibilità sia basata proprio sull&#8217;evidenza che mai potrebbe ambire a questa carica evidentemente è un dettaglio.</p>
<p>Chi ha votato forse ignora oppure ha sorvolato sulla <strong>memorabile critica della Gabanelli al cosiddetto &#8220;popolo della Rete&#8221;</strong> &#8211; che, com&#8217;è noto, non esiste &#8211; quando a precisa domanda sul Web del direttore del Corsera, De Bortoli, in occasione della presentazione dei video di &#8220;Report&#8221; su Corriere.TV, rispose: «Al momento sembrano tutti interessati a cercare di spiegarmi il servaggio bancario e le scie chimiche».</p>
<p>Facendo buon viso a cattivo gioco, l&#8217;eccellente giornalista del servizio pubblico che ha inventato un metodo di inchiesta low cost con il reporter a videocamera a mano, poi copiato da tutti, ha ringraziato facendo<strong> l&#8217;unica cosa intelligente che poteva fare: rispedire al mittente la candidatura sperando che anche Gino Strada faccia lo stesso</strong>, così che Rodotà (lui che invece si intende di Rete, quindi i grillini non lo capiscono) possa avere qualche possibilità nel voto di giovedì.</p>
<p><strong>In un paese normale, il Quirinale non sarebbe mai un award,  un premio alla carriera, neppure un sondaggio demoscopico fatto male</strong> sul miglior testimonial del prodotto Italia. Servono qualità politiche ben precise, a partire da una conoscenza approfondita delle istituzioni, della Carta Costituzionale, dei politici e dei partiti coi quali si dovranno intrattenere relazioni di forte tensione basata su una indiscutibile autorevolezza.</p>
<p>Tuttavia <strong><a title="Il situazionismo è al potere è io non sono contento" href="http://ilbureau.com/il-situazionismo-e-al-potere-e-io-non-sono-contento/" target="_blank">la spettacolarizzazione</a></strong> è ormai entrata nelle vene di questo paese, la logica pre-fascista del «sempre meglio di&#8230;» si è impossessata delle menti di tantissime persone. L&#8217;unica possibilità a cui si può affidare qualche timida speranza è che anche in futuro chi sarà oggetto di queste illetterate attenzioni faccia come si conviene in un mondo che ha perso il suo centro, come Bartebly nel racconto di Melville. Rispondendo <strong>«preferisco di no, grazie»</strong>.</p>
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