Morgan vs Vasco

di Luca Riposati

Questo paese comincia sempre di più a diventare come un uovo marcio che sfrigola su una piastra. Ribolle, e tra poco sarà pronto per essere mangiato, ma in ogni caso, era da buttare, dal principio. E’ un posto complicato per tutti. E’ inoltre inospitale, dunque, anche per i drogati di alto bordo. Morgan rientra, più o meno, nella categoria. E’ oggettivamente un songwriter mirabile, con delle fondate e solidissime velleità intellettuali. Di lui si potrebbe dire che è sì un controverso, ma dotato di un ottimo intelletto, una piacevole dialettica e in genere, dice delle cose assolutamente condivisibili.

A questo giro ha detto una verità assoluta su Vasco Rossi.

In precedenza, aveva detto delle scandalose ovvietà sulle droghe, il contestabile uso medico che se ne è fatto in passato, le innumerevoli controindicazioni e qualche marginale effetto collaterale positivo. Per queste ragioni, di Morgan fu fatta carne di porco, letteralmente. In realtà, la vera sbandata Morgan la prese subito dopo, chiedendo scusa ad un ministro della repubblica italiana, piangendo, e nella trasmissione televisiva più legata all’establishment (Porta a Porta). C’è stato quel momento in cui la micidiale commistione tra un animo piccolo borghese e la paura di finire giù dal carrozzone si sono mischiate, portando Morgan a coprirsi di ridicolo al di là di ogni possibilità di salvezza, e sconto. Li emerse quanto possano essere dannose l’eroina e le pillole, che rendono dei piagnucolanti bastardi, e un retroterra evidentemente middle class, che spinge ad un atavico rispetto verso le istituzioni e i rappresentanti del potere. Questa è la vera critica che si può fare onestamente a Morgan. A rimproveragli altro, si fa un esercizio di inutile violenza.

Cosa altro ha fatto, o detto, di così abominevole, Morgan? Ha inchiodato la bara al più guitto, volgare, gretto e sopravvalutato musicista italiano, mettendone in luce l’imbarazzante parabola che lo ha portato in una quarantina d’anni, a partorire quattro o cinque pezzi decenti. Ha sottolineato, la differenza dei fan di Vasco, violenti, fondamentalisti, tecnicamente fascisti, reazionari e dogmatici. Dunque vili. E’ un passaggio antipatico, quello di giudicare un artista anche dai suoi fan, ma di questi tempi, sembra davvero inevitabile. Perché tanta differenza tra quel che rappresenta Morgan, e quel che rappresenta Vasco, la fanno i fan? La differenza è semplice e salta agli occhi. I fan di Morgan non si sognerebbero mai di fare le barricate per difendere il proprio fragile idolo; quelli di Vasco, sono pronti a scannare il vicino di casa. E non sanno argomentare, diseducati dal loro capopopolo. La diatriba tra i clan, e tra i due, come al solito, non è molto interessante in sé, ma permette di vedere cosa sta accadendo, come stanno le cose, a livello di costume.

La maggior parte del paese ama un vecchio bolso che si fa postare su youtube in accappatoio, ormai sciancato dalla sua stessa vacuità. Che esprime opinioni ambigue e qualunquiste, biascicando, per giunta. Girando per le città, c’è il cartonato di Vasco, strizzato in abiti da trentenne cafone ripulito, con jeans di marca e una camicia appena tolta al manichino e una invadente cintura di cuoio. Indossa degli stivali, alla moda, credo, diversi anni fa. Ha una tanica di benzina tirata lucido, rossa fiammante, appena lustrata da uno stagista sul set fotografico. Sembra lo zio cravattaro di Tiziano Ferro, che va a dargli fuoco alla macchina, perché ha scoperto che è frocio. Questo è quel che sembra Vasco. E quando sembri qualcosa di così abominevole, è probabile che tu sia irrimediabilmente storto. Vasco era meno ridicolo quando mischiava improvvidamente gli occhiali a mosca di Bono Vox del periodo Discoteque, con il cappellino militare sempre ripescato dal guardaroba dell’irlandese, solo in un’altra fase (buon per il mangiapatate più ricco della storia). O all’inizio della carriera, quando comunque riuscì nell’impossibile impresa di dar ragione a tale Nantas Salvalaggio (a sua volta un viscido ed untuoso monarchico poi riciclatosi come teocon berlusconiano), che lo definì più o meno un drogato di merda.

Ma come al solito, in Italia, suscita scandalo chi conserva un minimo di schiettezza, non l’oggetto del j’accuse. Addirittura a Morgan viene rinfacciata l’accusa più vecchia del mondo, la partecipazione ad un popolare show televisivo, durante il quale, con il senno del poi, si può dire che abbia recitato se stesso, con senso della misura, una certa non chalance, e una discreta coerenza. E’ stato al gioco, ha preso danari, quando si è annoiato ha staccato. Niente di straordinario, niente di cui vergognarsi. Qualcosa di normale, lungo il percorso di un eccentrico, un enfant di verre che non ha mai torto un capello a nessuno, artisticamente parlando, ma che anzi, da solo e con i Bluvertigo, ha scritto pagine interessanti, intelligenti e appassionanti della musica pop italiana. Avrà scritto un paio di album solisti trascurabili, Canzoni dell’Appartamento, il più delicato esordio solista che si possa chiedere a chiunque non sia John Lennon, che in confronto era un brutale teppista di strada che in vena di fica intellettuale aveva rinunciato a pestarsi con i suoi simili. Dall’altra parte del ring sta un attempato scemo che non azzecca manco più le risposte ai tabloid, che condisce il suo declino facendo scempio delle canzoni altrui.

La scelta di campo, in questo disgraziato scenario, va a favore del bohemien contraddittorio e incoerente – perché i bohemien sono incoerenti e facili ad ogni sorta di lusinga, e inclini a rapidi disfacimenti e capitomboli, dio ce li conservi così sghembi. Che va dall’ormai vecchio Augias e tenta di catturarne la benevolenza citando Schopenauer, per diventarne pupillo. Che per puro amore del mestiere e abilità professionale riarrangia pezzi perduti di De André (c’è a chi piace, a chi meno, ma lo sforzo è mirabile) e che tira la carretta con incedere incerto, fissandosi a comporre con l’iPad piuttosto che a suonare il piano tra le dolomiti, in mezzo ad un prato, con piglio hippie chic. Robe da ammazzarlo a bastonate, fossimo tra di noi. Ma in fondo, questo Morgan, è un piccolo patrimonio di identità qualitativa, una goccia di qualità, un passante amico. Bisogna difendere lui, e affossare i barbari di Vasco, se ci viene chiesto pubblicamente di esprimere un’opinione. E’ un gesto pubblico, più che una diatriba da divano, in questi tempi così orrendamente duri. Una scelta di campo, ma di quelle da fare con distacco Brechtiano. Insomma, ci siamo capiti, no?

ps: ho cercato di esprimermi in modo da far coincidere medium e messaggio. Ovvero, ho cercato di far trasparire dalle righe lo stile che mi piace di Morgan, e che va protetta dal populismo sciatto di Rossi. Era giusto che il linguaggio fosse coerente con l’allure di Morgan. Purtroppo chi scrive ha sì delle dignitosissime origini borghesi, ma d’altra parte ha sempre subito il fascino dell’essere stradaioli e, non senza paternalismo, ne ha sposato i modi, i vezzi, il modo di esprimersi. Ecco il pensiero che giace sotto questo articolo.

Morgan è un cazzo di drogato, lagnoso e rompicoglioni come tutti i tossici. Ma è anche un ragazzo fottutamente brillante, quando non ripensa alla mamma, o alla prossima dose.
Io odio Vasco Rossi. Odio la sua faccia, odio dove è nato, odio quello che dice e odio i suoi cazzo di fan, seduti sui motorini alle 3 di pomeriggio nella cazzo di periferia della cazzo di Vasto.
Spero che Vasco non muoia mai solo per non sentirne parlare per giorni e giorni mentre compro le sigarette o mangio la mia cazzo di caesar salad alla fine di un caldo giorno d’estate. Spero che Morgan continui a indossare quegli abiti e quei suoi capelli mi piacciono. Sarebbe fico scrivesse una canzone altrettanto buona come Altrove – se ci riesce.
Deve aver perso i coglioni anni e anni fa, quando gli sono rotolati sotto una credenza a casa della zia mentre si rollava uno spinello e ha dimenticato di cercali.

Commenti

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2 Comments

  1. Scott Parker luglio 25, 2011 Reply

    Non sono d’accordo su tutto, ma il pezzo è godibilissimo!

  2. Aldo agosto 4, 2011 Reply

    “Altrove” è una scopiazzatura di “Città Vuota”, a detta di molti. Su Vasco condivido tutto.

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