Basta un bel pacco

di Roberto Morelli

L’incredibile e grottesca storia di Maurizio Ribotti e del suo “pacco dal Perù” è un assist troppo ghiotto per non scriverci su una piccola ricetta culinaria.

Italia, anno 2012, qualcuno ti sta sulle palle e te lo vuoi togliere di mezzo per un po’. Un secondo, non parliamo di semplice antipatia, ma di odio di media entità. Non tale da arrivare all’assassinio, per carità, ma abbastanza nutrito da voler rovinare (per sempre) la vita a qualcuno. Ecco la ricetta!

Ingredienti

  • Un paio di amici sudamericani che sappiano procurarsi della droga. In realtà vanno bene anche altre provenienze, ma per rispettare la ricetta originale bisogna usare un paio di peruviani.
  • Una discreta sommetta di denaro con la quale acquistare circa mezzo chilo di cocaina. Anche l’eroina e le altre droghe pesanti danno lo stesso sapore alla ricetta. Quelle leggere sono sconsigliate, potrebbero rendere il piatto troppo leggero e insipido.
  • L’indirizzo della persona che vi sta sulle palle. Va bene anche l’indirizzo dell’azienda dove lavora. Per i raffinati critici gastronomici dei tribunali nostrani, come visto col caso Ribotti, non fa differenza.

Preparazione

  • Prendere due peruviani e fargli confezionare un bel pacco, che non sembri troppo pericoloso ma che desti comunque sospetti. Il nome di chi vi sta sulle palle deve essere in bella vista: mi raccomando!
  • Il pacco, dove avrete fatto mettere tutta la droga acquistata in precedenza, inizierà a volare in giro per il mondo.
  • L’elemento chiave è il controllo della cottura da parte della dogana di qualche paese. Il pericolo che venga male arrivando correttamente a destinazione c’è, ma l’aroma di mezzo chilo di purissima droga pesante attirerà anche i nasi dei cani più distratti, quindi inutile preoccuparsi.
  • Arrivato a destinazione il pacco ci penseranno gli aiuti cuochi della magistratura – invidiati in tutto il mondo, anche nelle cucine dell’ONU, per la loro scaltrezza e il loro atteggiamento per nulla inquisitorio – a fare il resto.
  • Una volta avvisato che c’è una prenotazione a suo nome, il tizio che vi sta sulle palle andrà ignaro al ristorante e voi ve lo sarete tolto di mezzo per un po’.

O anche un bel po’, dipende tutto dalla reputazione e da quanto è ricco l’odiato. Il mio consiglio di gourmet, per una perfetta riuscita della ricetta, è di provarla preferibilmente contro un poveraccio, o una persona che non ha una buona reputazione. Ah, sapeste che gusto prende se preparata contro un pregiudicato. Se ha precedenti specifici allora siamo di fronte a un capolavoro!

In ultimo fatemi riassumere in due parole i punti di forza della ricetta.

  • Minimo sforzo, se non economico, da parte vostra. La preparazione è semplicisissima.
  • Spesa certamente elevata e che potrebbe spaventare ma…
  • … Ampiamente ricompensata dal rovinare per sempre la vita della persona odiata.
  • Vero, la parte più gustosa potrebbe durare solo pochi mesi (circa 86 giorni) se l’odiato ha dei buoni avvocati, ma non scordate che il resto del piatto, grazie ai cuochi dei tribunali italiani, potrebbe durare anni e anni. Gli distruggerete tutti i rapporti sociali e, con una spruzzata di succo di fortuna, anche la famiglia!

Che altro dire? Buon appetito!

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