susanna e i vecchioni

di Marco Viviani

Me la ricordo, Lidia Ravera. Ricordo quando rubai Porci con le ali dallo scaffale di mia madre, quello dei libri proibiti. Nei successivi 35 anni le è capitato quel che è capitato a quasi tutte le sue coetanee: è diventata, da paladina del femminismo, una paladina del “quotismo”. Ecco quindi la critica della Ravera sui dieci “saggi” del modello olandese di Napolitano, dove «non c’è neppure una donna». Una critica stanca, scontata, incartapecorita almeno quanto la mentalità che ha prodotto questo fantomatico gruppo.

La neoassessora alla Cultura della giunta Zingaretti è riuscita senza colpo ferire, nella sua lamentosa intervista telefonica a Repubblica, ad affermare che questo gruppo è pessimo, che il modello è pessimo, che questa politica è vecchia e che il gruppo non servirà a niente, salvo poi aggiungere che è una vergogna che non ci sia qualche donna. Un po’ come quella battuta sulle vecchiette della casa di riposo riportata in Io&Annie di Woody Allen, dove si lamentano della qualità del cibo e concludono che «inoltre, le porzioni sono piccolissime». Com’è possibile non si renda conto della contraddizione? Tutto giustificato dal famoso e sopravvalutato punto di vista femminile?

Diciamolo, liberiamoci che tanto non possiamo più fingere: questa logica della parità è stata deformata fino a diventare un patetico sgomitare per essere anche dove è più dignitoso non esserci.

Chi scrive è stato allevato, senza danni particolari, secondo i valori del femminismo degli anni ’70 in cui credeva anche sua madre, e non ci sono dubbi che il punto di vista autenticamente femminile e femminista su questo inguardabile gruppo non è affatto «allora vogliamo esserci anche noi», piuttosto «per fortuna non ci avete chiesto di entrare: vi avremmo detto di no».

A questo punto tanti maschi osino sentirsi più evoluti: io, come loro, non mi sento affatto rappresentato da questi dieci saggi, eppure sono tutti uomini. Mi sarò distratto? Oppure, semplicemente, non lo considero un criterio accettabile? La Ravera, invece, se ci fosse stata, ad esempio, la Saraceno – la trita e ritrita sociologa – cosa avrebbe detto? «Facciamoli lavorare»? Così avrebbe mandato in soffitta la critica più puntuale sull’idea del gruppo in sé piuttosto che su come e da chi è composto, per una semplice quota rispettata.

Con questa storia della parità a tutti i costi, alcune donne che fanno politica e pensano di fare politica al femminile negli ultimi trent’anni hanno promosso, invece di un cambiamento sociale, un cambiamento antropologico: in Italia è diventata “parità” costringere le donne a mascherarsi da uomini, fare come gli uomini, entrare mani e piedi nell’economia secondo i medesimi schemi della società maschile, adeguandosi invece di ingentilirla e finendo schiacciate, sfruttate, precarizzate in un modello che ha, per anni anni e anni, mortificato la maternità, dono e privilegio troppe volte offeso in nome di cosa, della libertà? Piuttosto, della produttività. Che errore madornale aver trasformato il punto di vista femminile in una costola del Capitalismo e del Potere!

Quindi, mettersi a piangere perché nei dieci saggi non c’è neppure una donna, cara Ravera, è ridicolo: dovresti invece andare da Napolitano e ringraziarlo commossa. Piacere più grande, alle donne, alle condizioni attuali non poteva fare.

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1 Comment

  1. Massimo Bocchia aprile 2, 2013 Reply

    Sì, è ridicolo. Profondamente ridicolo.
    Vorrei solo essere donna per dirlo.
    Anzi, vorrei che molte donne, a dimostrazione di quanto realmente siano portatrici di idee e comportamenti diversi dagli uomini, dicessero che lo è.
    E questo proprio per marcare quella differenza tra uomo e donna che è essenziale contributo non solo e non tanto alla politica ma, molto più significativamente, alla vita. Di entrambi.

    PS – Che poi vadano rimosse tutte le discriminazioni che impediscono ad ognuno di poter dare il proprio contributo di capacità ed idee è, come ovvio, certamente sacrosanto. Anzi: riguardo il mondo femminile, è sempre più necessario. E lo dice un uomo.

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