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di Simon F. Di Rupo

Questo è un articolo triste. Il tema “Fabio Volo” è declassante dal punto di vista animale, una punizione all’esistenza e, alla base, una questione di cattivo decoro mentale.

I suoi adepti radunano i suoi frammenti alla maniera di un presocratico e li rimbalzano fra internet, spiagge, annotazioni diaristiche per anime che puzzano di evidenziatore e brillantini.
Come un elisir di eterna adolescenza, Fabio Volo è la sostanza dell’estate fra la seconda e la terza media, quando i peli pubici di tutti volgono verso una stabile fioritura in maniera inversamente proporzionale all’instabilità emotiva e rincoglionita di chi ha perso tutte le qualità del bambino e, per una congiura della fretta di esistere, ha tutti i difetti dell’adulto.

In termini analitici, è inesatto, come spesso si dice, che Fabio Volo scriva ovvietà: le sue sono distorsioni dell’ovvietà, sono il perdere di senso dell’ovvietà che, in quanto tale, è talmente sensata da non aver bisogno di essere proliferata, ripetuta. Invece è proprio nella testamentarietà scialba e stucchevole del primo sentire di chiunque, che Fabio Volo assume in sé il compito di portavoce. Ecco che la solitudine infima e bastarda di chi non è solito farsi troppe domande – malattia peraltro socialmente contagiosa – trova in lui la perfetta medicina. Ecco il maniacale sillogismo: dato che tutti siamo uguali nel nostro più basilare approccio a qualsiasi cosa, perché lui ce lo dice, e lo dice sempre riferendosi in prima persona,  tutti siamo lui. Ergo, lui è tutti. La gigantografia del vuoto.

“Non stai vivendo se non sai di vivere”
“Sono sempre stato una persona malinconica con la vocazione di essere una persona allegra”
“Lei era l’emozione della mia giornata”
“Ciò che dai è tuo per sempre”

Fabio Volo è l’eccezione che conferma la regola per la sacralità della libertà di pensiero, il codice segreto per fare esplodere Voltaire; Fabio Volo è il gradino letterario sotto il bacio Perugina e il gradino sdrucciolevole sopra il plauso di chi lo gradisce; con lui si sarebbero preferite le guerre alle olimpiadi e molto probabilmente Gandhi non avrebbe mai sentito il bisogno di essere se stesso.

“Ho pensato che se un’emozione la senti, conviene viverla”
“E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità”
“Vorrei che anche nella vita e non solo in strada ci fossero i segnali, per sapere quando proseguire, quando girare o quando dare la precedenza…”

I punti di sospensione, le inutili congiunzioni all’inizio delle frasi legano e slegano da ogni vincolo razionale il linguaggio, non riuscendo nemmeno a presentarsi per la bellezza del suono: la comunicazione diventa una forma di superstizione che la stupidità fa con se stessa; la sentenza “voliana” è il paradigma dell’insulso che ha bisogno di essere comunicato e condiviso per essere redento, senza mai riuscire appunto a redimersi: la totale assenza della qualità del gioco nonsense glielo impedisce, data la serietà con cui tutto ambisce in lui a costare intorno ai nove euro ancor prima di potersi permettere qualsiasi autoironia.

Tutto in lui ha l’estenuante puzza di scopate fatte grazie a un Siddharta di Herman Hesse fermo a pagina 24 sul comodino con un Buddha Bar in filodiffusione in un loft; Fabio Volo è il tizio che invita una strafica a una cena macrobiotica per fare colpo su di lei parlando di grigliate e di quanto fa schifo la cucina macrobiotica; Fabio Volo è il ragazzo degli anni ’80 che ha capito dal ragazzo anni ’70 che bisogna prendere tutto alla leggera fino al punto di diventare pesanti nel manifestarlo; Fabio Volo è il tizio al pub che beve come te e che ti dice che bevi tanto, o troppo, perché dato che dici meno stronzate, finisci prima di lui il bicchiere; Fabio Volo è il tizio che mentre fai un discorso profondo, tira fuori al massimo Milan Kundera; Fabio Volo è quel tipo di persona che ama il calcio con gli amici con rOtti e birra ma che a tavola con donne ne parla solo male facendo allusioni ad infanzie passate a cogliere i fiori; Fabio Volo è l’italiano che all’estero si galvanizza quando sente qualcuno parlare italiano per strada e sgomita con la fidanzata per farglielo notare; Fabio Volo è il souvenir estivo del mare che a settembre è kitsch pur essendolo sempre stato;  Fabio Volo non sarà mio figlio.

Fabio Volo è probabilmente l’unica persona felice del mondo e l’unico ad aver capito che non serve capire. Speriamo di no.

Commenti

commenti

322 Comments

  1. starless91 agosto 3, 2011 Reply

    Stupendo! fantastico! questo scritto vale più di tutti i libri di Fabio Volo… oops.. scusa, non volevo offendere 😉 !

    • Base Franco ottobre 19, 2011 Reply

      anche questo commento vale più di tutti i libri di Fabio Volo…

  2. Scarlet Starlet agosto 3, 2011 Reply

    ho sempre adorato chi sa utilizzare il sarcasmo.lo trovo una forma d’intelligenza.
    Good.

    • Author
      Simon agosto 3, 2011 Reply

      @ “starless91″. Grazie, non so se valga più o meno, non è stato concepito con chissà quali interessi battaglieri. E’ più che altro la scia del consenso dei suoi libri, che mi preoccupa. Lui in quanto ragazzo non mi ispira chissà quale antipatia. E detto in sincerità, non credo nemmeno sia così sciocco da non sapere benissimo in quale gioco lui si trovi a fare la sua parte.
      @”Scarlet Starlet”: Ti ringrazio, è infatti un articolo sarcastico sul consenso immediato che ottengono i suoi libri, e più che altro sull’illusione di ogni suo “fan” di aver così chiuso i conti con la propria sensibilità e con la propria “lettura”. Sul fatto che il sarcasmo sia cifra d’intelligenza, che dirti: non credo sia sempre così, alle volte capita di conoscere gente con buon sarcasmo ma con forti incapacità relazionali.
      @Giulio: Ti piacerebbe conoscere me o qualche mio problema? Per quanto riguarda lo “scopare” e la “testamentarietà” sono d’accordo con te, ma gli esiti sono meno drammatici di quanto pensi.

      • Federico Nietzsche dicembre 15, 2011 Reply

        Simon, anche io disprezzo chi cita Volo come fosse un fine aforista. Una mia ex (completamente pazza) mi ha regalato un suo libro e io l’ ho usato per accedere il fuoco nel camino. Però posso dirti che lui, a differenza di altri, lo dice apertamente che i suoi libri fanno cagare ( tra l’ altro sa anche di essere un pessimo attore). A chi lo critica, lui gli dà ragione e risponde che scrive e recita per pagarsi il mutuo. Almeno da questo punto di vista si può apprezzare la sua “sincerità”. E’ pur sempre meglio di un Faletti o di un Bevilacqua, che fanno altrettanto cagare, ma pensano di essere dei grandi scrittori :-)

        • Author
          Simon dicembre 15, 2011 Reply

          Sono d’accordo totalmente, pur correndo il rischio di essere comunque d’accordo con qualsiasi cosa detta da un fantomatico “Federico Nietzsche”

      • Stefano dicembre 23, 2011 Reply

        con F. Nietszche (o chi dietro tale nome si celi) sono però in disaccordo sul fatto di usare un libro per accendere il camino.. la sacralità dell’oggetto libro è tale che nemmeno fosse stato scritto in comic sans dalla prima all’ultima pagina mi sentirei di distruggerlo. Al più, il tavolo che balla.

        Comunque stiamo pensando di fotocopiare uno dei suoi libbri come regalo di Natale per una nostra amica. Mica cazzi.

      • Stefano dicembre 23, 2011 Reply

        (umilmente chiedo perdono per *sz* anzichè *zs*)

  3. Giulio agosto 3, 2011 Reply

    Fabio Volo o non fabio Volo….uno che scrive “testamentarietà scialba e stucchevole” secondo me ha qualche problema….
    Comunque mi piacerebbe conoscerlo…se scopa come scrive povera la sua donna!
    ..e non parlo dei concetti espressi. Attenzione!

    • alessandro agosto 3, 2011 Reply

      criticare seppur abilmente non è un mestiere difficile, è “fare” e quindi metterci la faccia che è ben complicato. Volo non è sciocco, è partito dal nulla, senza un titolo di studio ma ha fatto e fa di tutto per recuperare e lo ha dimostrato. Sicuramente non è un intellettuale, sa di non esserlo e non lo vuole essere. Andargli addosso così mi sembra eccessivo ma soprattutto facile.

      • Author
        Simon agosto 3, 2011 Reply

        Ciao Alessandro, grazie per aver commentato. La speranza dell’articolo è appunto quella di non trattare direttamente Fabio Volo quanto il clima “culturale” che si viene a creare intorno ai suoi libri: la lettura facile da autogrill è altrettanto facile, come più o meno te dici, da criticare. Il problema si pone quando, attraverso social network, si arriva a notare come cospicue frange di persone affidino a pensieri elementari, al limite del privo di contenuto, il compito di rappresentare la propria emotività e il proprio contatto con l’interiorità. L’impressione è sempre quella per cui Volo stesso, per un suo caro o per se stesso, proprio perché non è uno sciocco, non scriverebbe affatto con certa semplicioneria, non ti pare? Ad ogni modo se non si hanno titoli di studio non è necessario “dover recuperare”. Recuperare cosa? Ognuno di noi è pieno zeppo – lo auguro a tutti – di amici non particolarmente istruiti in grado di dire, in vari momenti della vita, parole giuste e acute sia nella buona che nella cattiva sorte, senza bisogno di “avere studiato”. Perdonami, ma l’estetica della persona che “ce la fa” con pochi mezzi non mi attrae molto. Anche perché è quello che anche noi poveracci di Bureau proviamo a fare, e non mi piace l’autocommiserazione.

  4. Valentina agosto 4, 2011 Reply

    E’ vero, spesso criticare è più facile che “fare”. Ma ti garantisco che anche “fare” certe volte è facilissimo, anche troppo. Purtroppo, quella che manca in questo Paese è spesso l’etica del “non fare”.

  5. Gianmarco agosto 4, 2011 Reply

    Grandioso! E’ la prima volta che capito da queste parti, e quest’articolo ha subito attirato la mia attenzione…è proprio vero che hai scritto una cosa che da sola ha più dignità letteraria di tutta la robaccia scritta da Fabio Volo! 😀

    • Author
      Simon agosto 5, 2011 Reply

      Ti ringrazio Gianmarco, se è la prima volta che capiti, benvenuto! E fatti un giro qua e là fra tutti gli articoli. Attenzione a settembre: usciranno pezzi forti da parte di tutti. Per quanto riguarda la dignità letteraria di quest’articolo non sono molto d’accordo. Non rientra nei miei gusti “letterari” e lo trovo a tratti forzatamente volgare. Tuttavia il tema richiedeva questo e non altri registri, nell’idea che mi ero fatto.

  6. Marco agosto 11, 2011 Reply

    Cercavo un aggettivo per descrivere questo post. “Necessario” mi sembra il più indicato.

    • Author
      Simon agosto 17, 2011 Reply

      Grazie Marco, ti invito anche a leggere il resto del Bureau, dunque.

  7. Kenni. agosto 14, 2011 Reply

    Bell’analisi, mi ha dato speranza nel mondo, credevo di essere rimasto l’unico essere umano a ritenere Volo un graziato dal destino che scrive una sfilza di banalità in modo tra l’altro discutibile ma vedo che non è così e per questo ringrazierò una qualche divinità a casaccio.
    A proposito di gente graziata discorso simile potrebbe valere per questo tizio qui http://www.youtube.com/user/lacentraleelettrica

    • Author
      Simon agosto 17, 2011 Reply

      Grazie, anche se a dire il vero questo articolo ha riscosso molto successo, il che testimonia appunto la grande quantità di persone che la pensano in questo modo riguardo il tema. Infatti l’articolo è stato scritto non come sfogo intellettuale da “uno contro tutti” ma come pura strumentalità nei confronti del consenso, e in gran parte come forma di divertimento. Bisogna un po’ smetterla con l’idea che le “cose giuste” o “che ci piacciono” siano elitarie, per una cerchia di eletti che sa trovare unitariamente la qualità nel mondo. Infatti per esempio, ora, a me quella canzone non piace affatto e sto ascoltando techno perché fa caldo.

  8. robba agosto 25, 2011 Reply

    Il Post Definitivo su Fabio Volo.

  9. Mat Merighz agosto 25, 2011 Reply

    a dir poco geniale!

  10. Jacopo agosto 25, 2011 Reply

    Sono sostanzialmente d’accordo con Simon per quel che riguarda il discorso letterario.
    Anche i post sui social network pieni di citazioni sono odiosi. Però come accade spesso per una brutta canzone, nel senso musicale/accademico della definizione “brutta”, un suo libro mi ha accompagnato in un momento particolare significando per me qualcosa. Un’emozione non ha autore (lo stò quasi parafrasando!!). E quando qualcosa, fosse anche una frase o una parola ti aiuta non importa il contesto o l’autore, credo sia la magia della lettura o della musica.
    Da Fabio Volo a Bukowski, da Dostoevskij a Irvine Welsh.
    Ultima cosa: i ragazzini non leggono e se anche serve un libro di Volo per avvicinarli al mondo della letteratura, perchè hanno letto un libro ed hanno capito che è FIGO, ben venga.

    • Author
      Simon agosto 27, 2011 Reply

      Certamente Jacopo, non mi sento di mettere in discussione i momenti particolari della vita della gente. Sicuramente, del resto, non solo un libro, ma tutta una serie di forze dentro di te ti ha dato una mano.

    • pigio magnolie dicembre 14, 2011 Reply

      Capisco il tuo discorso, ma mi è venuta la pelle d’oca quando hai scritto il nome di Fabio Volo accanto ad altri nomi di tutt’altro peso… Non so se riuscirò a riprendermi.

  11. dani82 agosto 26, 2011 Reply

    tutto questo accanimento su Fabietto…. non vincerà mai il nobel della letteratura ma per lo meno è innoquo…..

    • Author
      Simon agosto 27, 2011 Reply

      Quella “q” però tanto innocua non è. Te l’ha insegnata lui?

  12. Alessio Ane Biagiotti agosto 27, 2011 Reply

    Fabio Volo è l’anello mancante

  13. Lo Spettro di Ishan agosto 28, 2011 Reply

    Mi piace criticare. Non tanto perché voglio far stare male gli altri ma perché sono curioso, curioso di vedere le reazioni delle persone all’ovvietà. Fabio volo scrive male, è un dato di fatto. Ho provato a leggere qualcosa e non si tratta solo di queste frasi è proprio lo stile: termini comunissimi, frasi brevissime… Poi vai in un social network e trovi le frasi di camorra & love. La cosa preoccupante è che sono principalmente le donne a seguirlo e ve lo dice uno che ritiene la donna un essere fantastico. Fabio Volo non è innocuo, come non lo sonio Vasco, il calcio e il grande fratello. Diffonde l’ignoranza. Ci siete riusciti con la tv, avete sputtanato i videogiochi e la musica, lasciateci i libri!

    • Author
      Simon agosto 28, 2011 Reply

      Le stesse donne che sicuramente hanno uno spettro di emotività profondissime e che magari hanno semplicemente poco vocabolario per rappresentarselo: non che le emozioni vadano sempre tradotte in linguaggio accurato, ma chiaro, le opportunità della buona letteratura in merito sono palesi. Spesso però mi trovo di fronte a risposte come “sì ma oggigiorno la vita è veloce e uno ha bisogno di un libro veloce, non ho tempo di leggere Dostoevskij”. Problemi di tempo o pigrizia?

    • marco dicembre 6, 2011 Reply

      mmm, farsi lunghe e articolate non sempre sono sinonimo di scrittura di qualità. dal profondo della mia ignoranza mi permetto di sottolineare che anche giulio cesare usava frasi brevi e semplici.
      il problema è il fare. lui è là e noi siamo qui. la massa è stupida? forse. e chi critica cos’è intelligente? forse.
      alla fine cosa conta? i risultati. tutto il resto è chiacchiera.
      il mondo è pieno di geni incompresi, abili nella critica, che non riescono neppure ad essere dimenticati in fretta perchè nessuno li ha mai nemmeno conosciuti. e forse è meglio così.
      a volte è l’invidia che parla: <>
      se se se se. con i se non si apparecchia la tavola.

      • Author
        Simon dicembre 6, 2011 Reply

        “lui è là e noi siamo qua”. Qua e là dove?

      • marco dicembre 7, 2011 Reply

        lui è là a godersi il successo e noi siamo qua, nella vita comune e non lo abbiamo raggiunto. o almeno io non ce l’ho, e credo che nemmeno la maggior parte dei lettori ce l’abbiano.
        dicevo che a volte è l’invidia che parla: “SE io mi mettessi a scrivere di certo farei meglio, SE io volessi scriverei un libro 10 volte migliore e più profondo, io tratto argomenti profondi e non mi perdo in stupidaggini, ma SE volessi fare i soldi scriverei quelle cretinate anche io…”
        con i SE non si apparecchia la tavola. noi poveracci spesso invidiamo chi ha successo e chi ha più di noi. diciamo che ha rubato, che è fortunato, che qualcuno lo ha aiutato o addirittura che gli altri sono stupidi perchè lo seguono. vogliamo piegare il mondo al nostro (negativo) giudizio, ma sotto sotto c’è molto rosicamento.
        scrive libri per adolescenti e si arricchisce nel farlo. buon per lui! forse gli adolescenti non hanno diritto a letture adatte a loro?

        • Author
          Simon dicembre 10, 2011 Reply

          Anche io mi godo un sacco di cose

      • pigio magnolie dicembre 14, 2011 Reply

        Vedi? Ti sei fregato da solo! “Scrive libri per adolescenti”. No. Purtroppo no! Non l’ha mai detto e conosco molte 30enni, 35enni che leggono i suoi libri.
        Triste.

      • Merlin febbraio 12, 2012 Reply

        marco il tutto sta anche nel valore che viene dato al successo , anche justin bieber ha successo se lo guardi dal punto di vist economico e di fama , per me inceve il successo è di non essere come loro e l’ho raggiunto , ho ben altri obiettivi che l’essere acclamato e adorato come una divinità da una massa di adolescenti non pensanti che in un futuro loro stessi con l’acquisizione della maturità e della capacità logica ripudieranno le convinzioni di cui andavano tanto fieri in passato

  14. Amy settembre 6, 2011 Reply

    Son capitata a caso. E non a caso ho continuato a leggere dopo il primo “puntoeacapo”. Questo articolo è la quintessenza del QB. Nel senso di -qualità buona- a dispetto del più diffuso -quanto basta-.

    • Author
      Simon settembre 7, 2011 Reply

      E’ un complimento orribile ma lo accetto. Speriamo leggiate anche il resto.

  15. P.e.G. settembre 14, 2011 Reply

    Ti stimo, tanto, tantissimo. Il male come dici tu non è esprimersi con frasi corte, termini comuni accessibili a tutti, bensì lo sdoganare come colpi di genio ciò che giustamente chiami il primo sentire di ognuno e far passare per totalizzante una stupidaggine di frase che nasconde il vuoto assoluto…serviva solo uno che fosse capace di esprimerlo con parole precise e illuminanti come solo tu sei riuscito a fare.

    • Author
      Simon settembre 15, 2011 Reply

      Ti ringrazio molto.

  16. Rachele Salvatelli settembre 16, 2011 Reply

    Se posso, io credo che Fabio Volo sia più profondo di quello che emerge dai suoi libri… Io lo seguo alla radio e va preso per quello che è… Non aspettatevi di leggere Fabio Volo sperando di trovare un trattato filosofico, lui è un ragazzo che racconta la sua storia… Non vincerà mai il nobel per la letteratura, ma lui stesso non ama definirsi uno scrittore e non credo che lo faccia per modestia, semplicemente non lo è e lui sa di non esserlo…. Alla radio emerge un Volo allegro, giocherellone, e a volte un po’ infantile, ma non si può sempre parlare di Salinas o Osho, che comunque lui spesso legge alla radio… e va detto che è l’unico a radio deejay e non solo, a leggere poesie… Credetemi, è emozionante svegliarsi la mattina con una poesia di Neruda per esempio, o con una canzone di Janis Joplin… E non per fare la stronza, ma sinceramente non mi reputo una persona “semplice” che si accontenta di Hesse o Kundera, solo che a volte certi pseudo-intellettuali sono così presi nell’autocompiacersi con grandi citazioni, da non accorgersi che la saggezza può anche venire dalla bocca di qualcuno di inaspettato… e lasciatemi dire con una frase di Bukowski che “mi annoiano a morte quegli intelletti preziosi che devono dir diamanti ogni volta che aprono bocca”… ciao

    ( ah, se vi interessa, da dicembre ricomincia il Volo del Mattino, dal Lun al Ven dalle 9 alle 10 su radio deejay 😉 )

    • Author
      Simon settembre 17, 2011 Reply

      Prospettiva lecita, ma non mi fa venire voglia di cambiare nulla del mio atteggiamento a riguardo.

      • manuel novembre 28, 2011 Reply

        Ho pensato la stessa identica cosa leggendo il tuo articolo :)

    • Barbara settembre 26, 2011 Reply

      Rachele Salvatelli ti ringrazio. Non avrei saputo esprimerlo meglio. “Mi annoiano a morte quegli intelletti preziosi che devono dir diamanti ogni volta che aprono bocca”. Simon, non importa che non ti faccia venir voglia di cambiare nulla del tuo atteggiamento. Credo che si possa sopravvivere anche senza (il cambiamento intendo). Ma è un sollievo poter scegliere.

      • Author
        Simon settembre 27, 2011 Reply

        Grazie Barbara, invito te e tutti anche a leggere gli altri articoli, non vorrei essere legato solo a questo.

    • pigio magnolie dicembre 14, 2011 Reply

      Voi che continuate a difenderlo, continuate anche a chiamarlo “ragazzo”. È un uomo di 40anni. Non aggiungo altro.

    • alex dicembre 20, 2011 Reply

      Sono d’accordo con Rachele,
      Non capisco cosa ci sia di male nelle frasi di Volo citate. Magari suonerà un pò banale dire che “Non stai vivendo se non sai di vivere” buttando lì una frase senza argomentarla.. ma sinceramente, lo immaginate l’italiano medio, indottrinato e addomesticato com’è, che và a cercarsi di punto in bianco testi di Sartre o Nietzsche? In queste circostanze, in cui le persone puntano alla sintesi e al risultato immediato senza badare al processo di apprendimento ( che per una comprensione dei concetti richiede solitamente del tempo), personaggi come Fabio Volo, secondo me possono avvicinare le persone più pigre all’interesse verso alcuni concetti. Siamo d’accordo che quella di Volo sia lettura di intrattenimento di bassa qualità artistica e filosofica, ma credo che sia ben altra la letteratura cancerogena del nostro tempo.

      • Author
        Simon dicembre 21, 2011 Reply

        Sartre e Nietzsche messi insieme fanno rabbrividire, è come dire Cristiano Doni e Ronaldo. Comunque basterebbe sostituire Volo con il Corriere della Sera e già si sarebbe fatto un buon lavoretto mentale.

    • essenzadirosa gennaio 4, 2012 Reply